Prorogato fino al 31 maggio il servizio di prelievi in via Gramsci mentre la palazzina di via Zara, costata circa 500 mila euro, non è ancora operativa.
Con la delibera di Giunta n. 31
del 26 febbraio 2026, l’amministrazione comunale ha deciso di rinnovare fino al
31 maggio 2026 la concessione dell’ambulatorio medico di via Gramsci, dove
vengono svolti i servizi di prelievi ematici e infermieristici di base.
La motivazione è garantire la
continuità di un servizio importante per i cittadini, soprattutto per anziani e
persone fragili, almeno fino all’attivazione della futura Casa di Comunità,
struttura sanitaria pubblica ancora in fase di realizzazione.
Fin qui nulla da dire sulla
necessità di mantenere un servizio utile alla popolazione. La questione però
solleva una domanda che molti cittadini si pongono: che fine farà la
palazzina di via Zara?
Negli ultimi anni
l’amministrazione ha infatti deciso di ristrutturare proprio quell’edificio,
con un investimento di circa 500 mila euro, con l’obiettivo di ospitare
servizi sanitari di questo tipo. Una scelta che fin dall’inizio aveva suscitato
diverse perplessità tra cittadini e opposizione. Il motivo era semplice: nello
stesso periodo era già prevista la Casa di Comunità, struttura sanitaria
destinata a offrire servizi territoriali molto simili, tra cui proprio attività
ambulatoriali e infermieristiche.
Per questo in molti si
chiedevano: ha senso spendere mezzo milione di euro per servizi che tra poco
saranno garantiti da una struttura sanitaria pubblica?
A rendere la situazione ancora
più incerta c’è il fatto che la palazzina di via Zara, che secondo le
dichiarazioni dell’amministrazione avrebbe dovuto essere pronta prima
dell’estate scorsa, non risulta ancora operativa.
Nel frattempo, il Comune è
costretto a prorogare il servizio nell’attuale sede di via Gramsci fino al 31
maggio 2026, una data che coincide con la fine del mandato dell’attuale
amministrazione.
La stessa delibera ammette che il
rinnovo avviene “nelle more di attivazione dei nuovi servizi presso la Casa
di Comunità”. In altre parole, lo stesso Comune riconosce che quella
struttura offrirà sul territorio servizi analoghi.
Ed è proprio questo il punto: non
è esattamente ciò che cittadini e opposizione sostenevano da tempo?
Se la Casa di Comunità offrirà
già queste prestazioni, che ruolo avrà la palazzina di via Zara? E
soprattutto: era davvero necessario spendere 500 mila euro per
ristrutturarla?
Il tema diventa ancora più
delicato se si guarda ad altre situazioni del paese. Il palazzetto dello
sport, ad esempio, resta chiuso da tempo per mancanza di risorse per gli
interventi necessari. Eppure, nel frattempo, mezzo milione di euro è stato
investito in una struttura il cui utilizzo oggi appare incerto.
Il problema non è il servizio di
prelievi – che tutti riconoscono come utile – ma la mancanza di una visione
chiara e di una vera programmazione. Quando si amministrano risorse
pubbliche servono scelte coerenti e capacità di pianificazione.
Altrimenti il rischio è quello
che molti cittadini oggi percepiscono: soldi pubblici spesi senza una
strategia chiara per il futuro dei servizi del territorio.
E mentre il mandato
amministrativo si avvia alla conclusione, una domanda resta aperta:
che cosa diventerà davvero la palazzina di via Zara?

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